L'Uomo

sabato 27 maggio 2017

IO, POETA MEDIO IGNORANTE


Posso fermare qui
l'andare irrequieto della penna su anonimi fogli.
Posso fermarmi qui
a raccontare la mia vita.
I miei pensieri,
semplici giochi di parole
che si rincorrono quasi a cercare il senso della vita.
Posso fermare qui la mia arte,
povera ma di cuore,
posso fermarmi qui
togliermi l'abito del poeta,
non fa per me.
Ho incontrato la notte e una stella polare
che mi indica dove i colori prendono forma
dove la luce non è semplicemente giorno
ma qualcosa di più.
Posso fermarmi qui e restare in silenzio,
forse hai ragione tu
quando dici che sono un poeta medio ignorante,
o forse no
poco importa quando sai 
che la tua arte nasce dal cuore.

domenica 14 maggio 2017

TRA LE RUGHE DEI MARCIAPIEDI



Forse non l’ha ancora capito questa vita,
che io sono margherita tra le rughe dei marciapiedi.
Puoi strapparmi via dalla carezza del sole,
tanto io torno senza stancarmi,
sino all’ultimo respiro.
La gente del mondo ridacchia,
i furbi pensano di essere i più intelligenti,
io mi sento fortunato mentre respiro il cielo
abbracciato alla mia donna.
Non ho mai nascosto il viso
neanche agli schiaffi più ingiusti,
in fondo hanno reso la mia pelle sapiente e forte.
Questo treno va veloce, più dei miei sospiri
aspetto una albero e scendo giù,
farà male ma sarà come nascere di nuovo.
Ho uno zaino, un panama
e una stella alpina per lei che mi insegna l’amore.
Non ho più tempo per gli altri,
qui il tempo stringe e troppi non meritano un sorriso.
Ho lasciato le pagine spiegazzate della mia anima
libere di andare dove la sincerità è pura.
Bastano e avanzano, come questa poesia,
tienila stretta viandante del mondo,

e’ quello che resta di me.

giovedì 4 maggio 2017

ODOROSO SILENZIO D'AMORE


Scivolo piano sul respiro della notte,
tutto tace,
anche i fiori, chiusa la corolla, dormono sognando la luce che verrà.
Sorseggio piano questo caffè della sera
mentre lascio i sogni in lavatrice
che ritrovino i colori perduti.
Già i sogni,  
che scivolano via leggeri verso il mare,  
a volte si vestono di ninfee
a volte colorano l’acqua con il rosso più vivo.
Neanche il tempo trova pace,
di giorno caldo come fosse estate,
di notte come quando la primavera
stenta a innalzare il suo nuovo canto
e tu che non sai mai come vestirti.
I poeti a volte restano senza voce
feriti sulla polverosa via del destino.
A volte smarrisco il mio volto nello specchio
neanche la penna ricorda i miei tratti
l’anima è qualcosa di astratto,
già,
ci sono momenti in cui le gambe faticano ad andare oltre.
Mi aggrappo alla spuma di mare che si fa donna
e mi accarezza la barba parlandomi con la sapienza degli occhi.
Io uomo troppo in fretta,
io bambino mai cresciuto
che aspetta ancora qualcosa che non c’è.
E’ il destino dei poeti
attraversare la notte vestendola di parole; 
sei tu che sai ancora donare vita alla mia penna.
Grazie per il tempo passato,
grazie per quello che verrà ,
ti stringo forte a me
e non servono le parole,

basta il mio odoroso silenzio d’amore.

domenica 16 aprile 2017

INDOSSO LA TUA PELLE



Che strano questo aprile vestito d’estate,
un po’ di malinconia graffia l’anima
mentre sorseggio un caffè, 
sputo via una gomma che rotola piano,
eppure l’eco sembra molto forte
quasi a dar fastidio,
quasi a voler togliere un certo torpore.
Verrà un’altra notte, di tormento e pensieri,
questi sono tempi aridi.
Verrà la notte anche per i mercanti senza scrupoli,
che barattano per 30 denari la propria anima.
Verrà la notte per i saggi senza parole,
abili adulatori che hanno il viso di Giano.
Non si  mercanteggiano emozioni per la propria gloria.
Posso sembrarti sciocco, 
io che non danzo in metrica
ma barcollo perché vivo a pelle il mio tempo.
Ridi pure beffardo di me,
io però di notte, ascolto la ninna nanna della luna,
tu solo il brusio di una goccia
che cade senza amore nel lavandino.
Verrà la notte, aprirò il petto alla mia stella polare
che adornata di polvere di stelle
si imbelletta per abbracciarmi.
La mia stella polare che sa sempre il cammino
non si stanca di me,
la stringo forte, a volta la vita fa paura.
Indosso la tua pelle, 
faccio miei i tuoi occhi,

torna la luce della speranza.  

domenica 26 marzo 2017

NAMASTE'



Pensieri di una domenica pomeriggio,
sospeso con lo sguardo fuori
mentre un dolore mi tiene fermo a una sedia,
penso anche se so che pensare a volte fa male.
In fondo sono tutti capaci
a riempire un foglio con le parole,
pochi a suscitare emozioni.
Ogni uomo rispetti le capacità altrui,
ogni uomo che scriva, sia capace di vestirsi di umiltà .
Troppi mercenari, finti saggi, abili imbonitori,
cialtroni blateranti sul sentiero del tempo
sanno accarezzare la tua vanità.
Troppi predicatori sanno la verità, pochi la amano,
troppi padroni pochi leader.
Non so se esiste un fato, un fottuto destino,
che come binario indirizza silenziosamente il tuo cammino,
so che e' tempo di accarezzare la terra,
gettare i semi e essere bravi nell'arte della pazienza.
Vivere e' il mestiere più difficile che ci sia,
io non sopravvivo, sarebbe troppo facile.
Oggi dicono pioverà,
domani un arcobaleno porterà speranza e avrà i tuoi colori.
Cerco il mio panama, questa prima luce di primavera mi da noia,
il paltò è ancora appeso lungo il corridoio
e non vuole conoscere la polvere delle stagioni che passano.
Rovisto nelle tasche a cercare una sigaretta
no non fumo, 
ma a volte lo faccio nervosamente
per far tacere i miei demoni.
Sto pensando a noi,
che soffriamo perché viviamo contromano
nell’autostrada del tempo
che cammina dritta verso il nulla
dimenticando emozioni e umanità.
Noi abbiamo bisogno di fermarci,
respirare vita in un abbraccio tra i fiori
nei prati dell’immensità.
Namastè al mondo, 
e poi che vada a farsi fottere,

io te ci bastiamo.