L'Uomo

domenica 16 aprile 2017

INDOSSO LA TUA PELLE



Che strano questo aprile vestito d’estate,
un po’ di malinconia graffia l’anima
mentre sorseggio un caffè, 
sputo via una gomma che rotola piano,
eppure l’eco sembra molto forte
quasi a dar fastidio,
quasi a voler togliere un certo torpore.
Verrà un’altra notte, di tormento e pensieri,
questi sono tempi aridi.
Verrà la notte anche per i mercanti senza scrupoli,
che barattano per 30 denari la propria anima.
Verrà la notte per i saggi senza parole,
abili adulatori che hanno il viso di Giano.
Non si  mercanteggiano emozioni per la propria gloria.
Posso sembrarti sciocco, 
io che non danzo in metrica
ma barcollo perché vivo a pelle il mio tempo.
Ridi pure beffardo di me,
io però di notte, ascolto la ninna nanna della luna,
tu solo il brusio di una goccia
che cade senza amore nel lavandino.
Verrà la notte, aprirò il petto alla mia stella polare
che adornata di polvere di stelle
si imbelletta per abbracciarmi.
La mia stella polare che sa sempre il cammino
non si stanca di me,
la stringo forte, a volta la vita fa paura.
Indosso la tua pelle, 
faccio miei i tuoi occhi,

torna la luce della speranza.  

domenica 26 marzo 2017

NAMASTE'



Pensieri di una domenica pomeriggio,
sospeso con lo sguardo fuori
mentre un dolore mi tiene fermo a una sedia,
penso anche se so che pensare a volte fa male.
In fondo sono tutti capaci
a riempire un foglio con le parole,
pochi a suscitare emozioni.
Ogni uomo rispetti le capacità altrui,
ogni uomo che scriva, sia capace di vestirsi di umiltà .
Troppi mercenari, finti saggi, abili imbonitori,
cialtroni blateranti sul sentiero del tempo
sanno accarezzare la tua vanità.
Troppi predicatori sanno la verità, pochi la amano,
troppi padroni pochi leader.
Non so se esiste un fato, un fottuto destino,
che come binario indirizza silenziosamente il tuo cammino,
so che e' tempo di accarezzare la terra,
gettare i semi e essere bravi nell'arte della pazienza.
Vivere e' il mestiere più difficile che ci sia,
io non sopravvivo, sarebbe troppo facile.
Oggi dicono pioverà,
domani un arcobaleno porterà speranza e avrà i tuoi colori.
Cerco il mio panama, questa prima luce di primavera mi da noia,
il paltò è ancora appeso lungo il corridoio
e non vuole conoscere la polvere delle stagioni che passano.
Rovisto nelle tasche a cercare una sigaretta
no non fumo, 
ma a volte lo faccio nervosamente
per far tacere i miei demoni.
Sto pensando a noi,
che soffriamo perché viviamo contromano
nell’autostrada del tempo
che cammina dritta verso il nulla
dimenticando emozioni e umanità.
Noi abbiamo bisogno di fermarci,
respirare vita in un abbraccio tra i fiori
nei prati dell’immensità.
Namastè al mondo, 
e poi che vada a farsi fottere,

io te ci bastiamo. 

venerdì 17 marzo 2017

19 MARZO


Mi ricordo come se fosse adesso
le vetrate assolate delle elementari
questa data, un giorno importante
tutti indaffarati ed io ad immaginare un ipotetico papà
Le case vestite a festa,
ed io chiuso nel silenzio assordante della mia cameretta,
ricordo le lacrime di nascosto all'uscita di scuola
quando gli altri spesso avevano qualcuno a cui andare incontro
ed io avevo solo la strada polverosa.
Sono passati anni ma il dolore e' lo stesso
per una carezza negata o un sorriso dimenticato,
si anche adesso che ormai sono un uomo,
non mi consola una pietra bianca
dove sfogare in silenzio il mio dolore,
dove guardarti negli occhi in una foto sbiadita
e trasmetterti tutto il male che mi hai fatto.
Il mare
da lontano porta un onda
 che rapisce un sospiro;
guardami chi sono,
sono diventato un uomo anche senza di te.
Vorrei capire il senso di una scelta
la ragione di un abbondono,
io
che a volte mi sento figlio di una scopata di fine estate
io
che sono sempre stato solo,
mia madre troppo impegnata al lavoro,
io cresciuto dalla vita con gli schiaffi e le gioie.
Eppure ci sono, vivo, fremo, pulso
forse un sorriso non avrebbe mai fatto male.
Almeno spero che da lassù
o in qualsiasi altro posto dove tu sei,
almeno spero che per una volta mi penserai
e veglierai in silenzio sul mio cammino.
E' troppo chiamarti padre

forse io sono troppo figlio per esserlo.

domenica 26 febbraio 2017

FORTUNA TE


In fondo sono solo stanco,
non mi va di restare a invecchiare
piegato sulle mie ginocchia,
bestemmiando il cielo,
non serve a nulla,
serve solo camminare.
Non piango per me
ma per la mia anima,
tu mi prendi per mano
mi quieti
e ti diverti a colorarla.
Porto con me la tua gioia di vivere,
tra queste quattro mura
dove non abita la vita,
dove amore ha lasciato un impronta solo nei ricordi,
si questi muri  stanno morendo
semplicemente perché hanno perso la carezza della luce.
Sono un bravo soldatino nonostante tutto,
il mio amare trova forma
nelle piante del terrazzo
che si fanno belle.
Il mio amare te,
quel sentirsi bambini
ogni volta che ci spoglia del tempo
e si resta in un unico respiro.
Vogliono dirmi
che mi devono arrendere
ma ancora ce la faccio,
soprattutto perché ci sei tu.
Faccio un inchino alla domenica
provando a vivere oltre questo silenzio,

presto tornerò da te, già fortuna te.

domenica 12 febbraio 2017

LA BALLATA DELL'APPRENDISTA POETA





Vagamente malinconico
sbircio tra le fessure di persiane pigre cercando la luce,
conto i passi che portano alla felicità,
sono quelli che mancano per raggiungerti.
Annuso l'aria mentre il mare trattiene il respiro e il cielo nasconde le stelle.
Quasi un’insana voglia di primavera
questo mattino confuso senza luci rumori soffici come neve.
Quasi un’insana voglia di primavera
dopo il gelo, la paura per il canto arrabbiato della terra.
Vagamente malinconico
vesto pensieri indolenti d’indaco, 
a volte la realtà è un vestito che ti stringe un po' troppo
ma tu continui a indossare perché ammalato di quella pigrizia
che come nuvola abbraccia il sole quasi a soffocarlo.
Abbiamo dormito abbracciati chiudendo la porta al tempo,
le emozioni come ninfee, hanno danzato leggere
in questa stanza senza soffitto
quasi a voler portare il nostro canto d'amore
oltre quella linea sottile tra la vita e l'infinito.
Abbiamo dormito abbracciati,
il tuo respiro ha cullato amorevolmente il mio sonno,
mentre mille perché si sono persi nel respiro della luna.
Il mestiere di vivere non s’impara sui libri
ma facendosi male, trovando conforto
nell'amore incondizionato che ti rende nudo
per farti sentire la carezza della vita.
Il giorno, come dovere, non aspetta,
una nuova maschera da clown da indossare
nessuno deve sapere della nostra felicità,
non capirebbero l’ardire dell’amare oltre la banalità.
Sarà dolce spogliarmi di questa meschinità
che cerca di entrarti nell’ossa,
sarà dolce vestirmi di te
quando le stelle faranno luce sulla tua anima
semplicemente incontrandosi.
Vagamente malinconico
capisco che è giunto il tempo di andare via,
stringerti forte e camminare senza meta,
seguendo la rotta di un cuore impavido.
Non escludo il ritorno, forse qualcuno noterà l’assenza,
pochi nella massa uniforme che vive senza pensieri.
Io credo in te, tu in me,

guarda un gabbiano attende di indicarci la rotta.